BORDERLINE
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ZAK KITNICK | EVA LEWITT | SEBASTIAN LLOYD REES | CHARLIE MASSON | MAX RENKEL
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curated by/ a cura di
ED SPURR


Press Release

BORDERLINE

August 25 - September 23, 2018
Opening Saturday, August 25, 6 - 9 PM

This exhibition at La Vallonea presents works by five international artists - all recognised for their strong use of line and a further unifying factor being that they all either have studios in Italy or have made their works for this exhibition here. The exhibition takes the idea of line/borderline as a conceptual tool. From ancient carvings on bone and stone to the intricacy of modernist abstraction, the use of line has pervaded art throughout the centuries and across many different cultures. With their interpretation of line/borderline the works in this exhibition exert a physical presence and intensity insistently demanding the viewer’s fullest attention.

Borders and, more specifically, borderlines are a frequently discussed topic in contemporary society. They can be a physical representation of liminality, the threshold between different (literal and metaphorical) states: geographical, ideological, religious, literary, political and ethical; or between states of being and thinking, reflecting a formalised organisation of society based on divisions, tribalism, nationalism, globalism, grids and binary oppositions or in terms of class, gender, territory or religion. Borderlines that are enforced by separations with the building of stockades, concrete walls, barbed-wire fences and yet on the other hand celebrating crossings, hybridisation, differences, blurring and transgression. These are among the major issues of our time.

La Vallonea itself is built on the historic borderline of Toscana and Lazio, the confine between the Grand Duchy of Tuscany and the Pontifical State, the border where Caravaggio crossed and died, reportedly from a fever while on his way to Rome to receive a papal pardon. Thus the west door of this building looks to Tuscany, the east to Lazio. The locality is Pescia Fiorentina, while the other side of the divide is Pescia Romana.

We start by looking at the plein air landscape paintings of Charlie Masson, the only strictly figurative artist in the exhibition, depicting this ancient border running through La Vallonea. His borderscapes, made in the last year whilst in his residency here, help ground us immediately in our surroundings.

Dividing the room in two is the sculpture by Eva LeWitt. This work acts as a physical borderline, which we must traverse to access the exhibition, reminding us of what happens when boundaries – physical, political and psychological – are crossed. We must go through the arch to access the rest of the exhibition: its transparency gives us a sense of what lies on its other side and we can crawl under it, showing us that no border is impenetrable.

Zak Kitnick’s paintings, made at La Vallonea during the residency program earlier in the summer, are based on the instantly recognizable layout of the backgammon board, one of the oldest known board games, its history traced back 5,000 years to archaeological discoveries in the Middle East. This geometric layout draws, frames, plans, limits, introduces the notion of escape, departure and rupture and with a vivid rainbow palette creates interlocking arrangements of bright primary colours.

The work of Max Renkel provides a wide-ranging investigation of the procedures, logical connections, unpredictable rhythms, and imperceptible passages that, in the elaboration of an image on canvas, intervene between idea and execution. Situated part way between abstraction and representation, his line paintings break from the severity of the strong linear border, and instead project human forms and a level of sexual psychology and eroticism, bringing to mind the discreet or triumphant pleasure of illicit crossing, which cannot be experienced unless the border has previously been clearly drawn.

Sebastian Lloyd Rees’ works on paper are evocative of his shift of demographic environment. Made in his studio in Viterbo, the series of hoarding from construction sites, that continues on from what was recently exhibited at Mothers Station gallery in London engaged with what can be viewed as terms of isolation, neutralization, separation and embracing the horizontal and diagonal spaces within the metropolitan cityscape. The drawings represented at La Vallonea respond to more naturalistic experiences and the infinite possibilities of a city dweller, embracing the chaotic narrow stone-paved pathways detached from the rectangular box, leading to a more free-form memory where the artist’s piece of graphite or black rollerball pen draws out the colliding spaces of conflict between rectangular, horizontal, diagonal lines and the freer space of poetry within a line.

La Vallonea was set up to bring artists from around the world together, breaking down borders and creating new possibilities and perspectives. This is the second exhibition to be held here, and we hope there will be many more.

- Ed Spurr

Comunicato stampa

BORDERLINE

25 agosto - 23 settembre 2018
Vernissage: sabato 25 agosto, dalle 18:00 alle 21:00

Questa mostra a La Vallonea presenta i lavori di cinque artisti internazionali – ognuno riconosciuto per il suo uso particolare della linea. La mostra riflette sull’idea di linea o frontiera come strumento concettuale. Dalle sculture e intagli antichi fino al groviglio di astrazione moderna, l’uso della linea rappresenta un punto fermo nell’arte attraverso i secoli. Con la loro interpretazione della linea/frontiera (line/borderline), i lavori in questa mostra impiegano una intensità e una presenza fisica che richiede l’attenzione dello spettatore.

Le Frontiere, e specificamente le linee di frontiera sono concetti che vengono discussi frequentemente nella società contemporanea. Possono essere una rappresentazione fisica della limitalità, la soglia entro diversi stati (sia letterali che metaforici): geografici, ideologici, religiosi, letterari, politici o etici; o fra stati di essere e pensare, facendoci riflettere sull’ organizzazione formalizzata della società basata su divisioni, tribalismo, nazionalismo, globalismo, grate e opposizioni binari di classe, sesso, territorio o religione. Frontiere che impongono una separazione con la costruzione di palizzate, mura di calcestruzzo, recinti di filo spinato, ma dall’altro lato che celebrano attraversamenti, ibridazione, differenze, sfumature e trasgressione. Sono queste le questioni più importanti di oggi giorno.

La Vallonea in sé è costruita sulla frontiera storica fra Toscana e Lazio, il confine tra il Gran Ducato di Toscana e lo Stato Pontifico, la frontiera che Caravaggio attraversò e dove morì di febbre mentre proseguiva verso Roma per ricevere un perdono papale. E in questo spazio stesso della mostra la porta ad ovest guarda in Toscana, quella dell’est in Lazio.

La mostra comincia focalizzandosi su le pitture di panorami plein air di Charlie Masson, l’unico artista rigorosamente figurativo della mostra. I suoi dipinti di confine, creati durante quest’anno di residenza, ci mostrano i due lati dell’antica frontiera del Chiarone che scorre a pochi passi da La Vallonea.

Una scultura divide la stanza in due, l’opera di Eva LeWitt. Questo lavoro funge come frontiera fisica, che dobbiamo traversare per avere accesso alla mostra, ricordandoci quel che si prova quando varchiamo confini – fisici, politici e psicologici. Si passa sotto un arco per accedere al resto della mostra: la sua trasparenza ci da un senso di cosa si trova dall’altra parte, e noi che gattoniamo sotto ci mostra che nessuna frontiera è mai impenetrabile.

I dipinti di Zak Kitnick, creati a La Vallonea durante il programma di residenza di questa primavera, sono basati sulle forme di una tavola di backgammon, uno dei giochi più vecchi del mondo (la sua storia si rintraccia oltre 5000 anni grazie a scoperte archeologiche nel Medio Oriente). La configurazione geometrica disegna, inquadra, pianifica, limita, introduce la nozione di fuga, partenza e rottura, e la tavolozza di arcobaleno crea accordi di collegamento fra colori primari.

Il lavoro di Max Renkel offre un’ investigazione vasta delle procedure, collegamenti logici, ritmi imprevedibili e passaggi impercettibili che, nell’ elaborazione di un’immagine su tela, interviene fra l’idea e l’esecuzione. A metà fra l’astrazione e la rappresentazione, i suoi dipinti di linee si distaccano dalla frontiera severa e fortemente lineare, mostrando invece forme umane ed un alto livello di erotismo e psicologia sessuale, richiamando l’idea del piacere sia discreto che trionfante attraverso l’illecito – che senza una frontiera già disegnata non si potrebbe provare.

I lavori di Sebastian Lloyd Rees su carta rappresentano il suo cambio di ambiente demografico. Creati nel suo studio a Viterbo, i disegni proseguono il ragionamento dei lavori recentemente esibiti alla galleria Mothers Station a Londra, una serie disegni ispirati ai cantieri in costruzione che parlano di isolamento, neutralizzazione, separazione e si dedicano a raccontare gli spazi orizzontali e diagonali nel paesaggio urbano metropolitano. I disegni in mostra a La Vallonea riflettono sulle esperienze più naturalistiche, e le possibilità infinite per un abitante della città, apprezzando i percorsi caotici, stretti in pietra e distaccati dalla scatola rettangolare, che porta a una forma di memoria più libera, in cui il pezzo di grafite o la penna nera roller dell’artista tira fuori spazi di conflitto che si scontrano fra linee rettangolari, orizzontali e diagonali e lo spazio più libero e poetico di una linea.

La Vallonea fu creata per mettere insieme artisti di tutto il mondo, rompendo frontiere per creare nuove possibilità e prospettive. Borderline è la seconda mostra esibita in questo spazio, e speriamo che verrà seguita da tante altre.

- Ed Spurr


PHOTOS FROM OPENING NIGHT | FOTO DALL'APERTURA